iPOST DEL CUORE

Quel sapore di saliva e di imbarazzo

La cosa più sbagliata è credere che il tempo dei baci sia tempo perso.

La prima volta che ho dato un bacio non sapevo cosa stavo facendo. Mi guardavo intorno senza capire, sentivo le orecchie pulsare, non vedevo oltre il mio naso.
Devo aver avuto tredici anni, non di più. C’era buio, ma non un buio pesante, c’era buio da serata d’agosto, con le zanzare e le lucciole tra i cespugli. Mi ricordo addirittura com’ero vestita, una camicia rossa con le maniche a tre quarti, dei jeans scuri slavati e le Adidas con le righe rosse.
Era un posto un po’ sperduto, una strada asfaltata e qualche panchina, le macchine di lì passavano raramente. Avevo già il cellulare, ma i miei jeans non avevano le tasche e io ero uscita senza borsa, così il mio primo bacio l’ho dato con il telefono in mano. Stavo lì a mezz’aria, avevo soltanto una vaga idea di quello che stavo facendo e lo facevo, con il mio Nokia stretto fra le mie mani e il suo collo.

La cosa più sbagliata che si possa credere è che il tempo di un bacio sia tempo perso. Il più delle volte la gente rifila dei baci frettolosi, stereotipati, uguali a tanti altri. O non li dà neanche più.

Il mio primo bacio non mi era piaciuto granché. Non era colpa di nessuno, né mia né sua. E’ passato molto tempo ma ci posso mettere la mano sul fuoco, che sarà stato di sicuro un bel bacio – lui ci sapeva fare, credo. Non mi era piaciuto forse perché ero piccola, forse non ero abituata a quella sensazione di bagnato, a quel sapore di saliva e imbarazzo, o forse lui non mi piaceva poi tanto.

Stavamo ore al telefono a raccontarceli, i baci. Era la cosa più preziosa che avevamo e adesso, che amiamo da tanti anni, che amiamo con una certa maturità e una certa sicurezza, lo abbiamo dimenticato. Baciamo – lo facciamo anche molto bene, per carità – ma abbiamo soltanto una vaga idea di quello che stiamo facendo. Ci sembra quasi di perdere tempo, con tutto quello che c’è da fare. Baci arrendevoli, stanchi, vuoti.

A quel primo ne sono seguiti altri, e poi altri, e poi altri. Su un motorino, seduti su una panchina, sotto una grondaia, con l’apparecchio, in una cucina, sotto le stelle, su un letto. Ecco perché baciarsi non è mai tempo perso: non lo è a quindici anni e non lo sarà  a trenta, a cinquanta o a sessanta. Ogni bacio è una scoperta. Non avete idea di che cosa scoprirete nel prossimo.

Perché San Valentino è San Valentino

Sabato è San Valentino. Sì, lo so a cosa state pensando. Ma aspettate un secondo, è una cosa seria.

Di solito succede così: a uno dei due (a uno soltanto, in genere non si è mai d’accordo su questi argomenti) viene lo schizzo di chiedere “facciamo qualcosa per San Valentino?”. Lo chiede così, tanto per sapere, con gentilezza. La risposta comprende una gamma di espressioni facciali più o meno felici (di solito molto poco felici), accompagnate magari da un leggero pippone metafilosofico – perché dovremmo festeggiare una festa così stupida, dico io, inventata per comprare regali stupidi e spendere dei gran soldi in cose stupide. E poi eccola là, la stangata finale: amore io ti amo tutti i giorni, non ho bisogno che arrivi San Valentino a ricordarmelo.

Per carità, è verissimo. Ma anche un po’ paraculo. Siamo sicuri che non ci sia bisogno di una ricorrenza, di un pretesto? Siamo sicuri che il resto dell’anno sia pieno di attenzioni e di amore, tanto da doversi per forza distinguere dalla massa, noi e le nostre convinzioni col naso all’insù?

Valentines Day

Lo vedo, lo sguardo vacuo nei vostri occhi. L’ho visto anche stamattina, quando mi sono guardata allo specchio, uno sguardo perso con una leggera coda di paglia e un punto di domanda disegnato in faccia. Sì, perché sono io la parte fredda della coppia, quella con poche parole dolci e zero romanticismo, che a inizio febbraio si fa le paranoie e si convince di poter migliorare la sua situazione con un pacchetto regalo e qualche attenzione in più.

E’ vero che la mia idea di San Valentino forse è un po’ strampalata; questa settimana c’è pure il Festival di Sanremo e il top per me sarebbe passarlo a casa, io, lui, un divano e una televisione, a trangugiare vino rosso e a saltarci addosso ogni volta che sentiamo il PARARA’ di Perché Sanremo è Sanremo. Sicuramente sarebbe un bel modo di finire ubriachi, innamorati e felici nel giro di un paio d’ore, ma ecco, ora capite il perché del mio sguardo vacuo e della mia coda di paglia.

Mi piace pensare alle donne come a quella categoria di persone con il regalo incartato nell’armadio con almeno un mese di anticipo – categoria in cui io, evidentemente, sono capitata per sbaglio – perciò mi rivolgo agli uomini, che cercheranno in ogni modo di stupirla, specialmente se la vostra è una tipa abituata a non aspettarsi granché (un po’ come Architetto, insomma).
Non vi suggerirò le solite cose (fiori cioccolatini cena al nostro ristorante preferito), anche se magari presentati in una maniera diversa dal solito potrebbero essere la carta vincente. Non mi soffermerò neanche sulle cose troppo costose: San Valentino per lei rimane comunque una festa stupida che ci fa sparire dei gran soldi dal portafoglio, quindi smettiamola di far strisciare la carta di credito e andiamo di low cost.

Idea numero uno: cucinare per lei, soprattutto se di solito non riuscite a scongelare neanche le crocchette di patate dell’Esselunga. Guadagnereste un sacco di punti, e ve lo dico io che questo Natale ho ricevuto in regalo la sua prima torta ed è stata super apprezzata. Sia la torta sia la cucina, che incredibilmente non ha subito alcun danno.
Idea numero due: potreste regalarle qualche ingresso o qualche offerta particolare per il cinema o il teatro, oppure per qualche mostra da visitare una delle prime domeniche di primavera. Potete abbonarla alla versione online di una rivista, farle un account Premium su Spotify oppure regalarle un buono o un ebook per il Kindle. Potete comprarle una chiavetta usb e metterci dentro una serie tv già scaricata da guardare insieme, visto che Netflix in Italia sembra essere ancora lontano e sconosciuto più del trapassato remoto.

Se sta molto al cellulare, o se vi butta giù di fretta perché ho il telefono scarico, potete comprarle quelle batterie esterne da tenere in borsetta, che ricaricano la pila via usb. Se crede che quel muro in fondo sia un po’ spoglio potreste regalarle una stampa o un altro oggetto di arredamento, che starebbe proprio bene in quell’angolo lì, dietro al divano.
Non vi dirò che potete comprarle anche un sex toy (ops, l’ho detto) né che potreste buttarvi su un completo intimo, magari di pizzo, un po’ retro (i push up e il cotone lasciatelo negli scaffali di Tezenis, grazie). Non mi soffermerò neanche su tante altre cose – una borsa, un concerto -, un po’ perché forse fuori budget e un po’ perché tanto la cosa che davvero la renderebbe felice, ancora di più del sempreverde put a ring on it, è un’altra: se è a dieta, il miglior regalo resterà sempre dimostrarle solidarietà e mettertici anche tu.

Quando la pigrizia prende il sopravvento e il telecomando indugia proprio lì

Non giudicatemi.
Ho passato un mese a guardare nient’altro che partite di calcio e a buttarmi a capofitto sulle odi di Orazio, solo il cielo sa quanto avessi bisogno di una pausa.
Così, è capitato che giovedì scorso L’Architetto non avesse tempo per me. O io non avevo tempo per lui, non ricordo, ma la sostanza non cambia: non ci siamo visti, neanche per fare un giretto dopo cena, un gelato in mano e tante zanzare a punzecchiare i polpacci (i suoi soprattutto).
Volevo sgomberare il cervello, era una di quelle sere in cui senti proprio il bisogno di leggere Sophie Kinsella o di cercare un telefilm non più complicato di Lizzie McGuire, ma alzarsi dal divano era troppo faticoso. Ero pronta ad appisolarmi dopo poco, col telecomando in bilico mentre cercavo disperatamente qualcosa da guardare che non fosse Super Quark – amici, lo so che sarebbe molto più educativo dedicarsi ad un documentario sugli antichi egizi o ascoltare Piero Angela che col suo ospite ultraottantenne ci illustra come scriveva Leonardo Da Vinci, ma mi rifiuto: Super Quark mi annoiava perfino quando ce lo faceva vedere il prof di scienze alle scuole medie, figurati adesso. Alla fine, gira che ti rigira sono capitata (ricapitata, devo essere sincera) su canale 5, su un programma per menti eccelse: TEMPTATION ISLAND.

Adesso vi spiego. Se avete presente Uomini e donne, come genere (genere “merda”, bravi, risposta esatta), siete a metà strada.
Protagonisti di questo programma sono delle coppie che, per una manciata di settimane, alloggiano in due villaggi vacanze diversi. Le fidanzate tutte da una parte, con una quindicina di maschioni single, e i fidanzati in un’altra struttura, con una quindicina di sgallettate. Le single e i single sono messi apposta per punzecchiare, stuzzicare, tentare – appunto – tanto che potremmo riferirci a loro come “i basta che respirino” e “le audaci”, per farci capire.
Il senso di tutto questo è chiaramente quello di vedere se la coppia resiste. Verificare che la tua relazione passi il test. I fidanzati devono rimanere divisi e relazionarsi con gli altri: possono, se vogliono, partecipare ad appuntamenti a due, andare a bere una cosa o a fare shopping, consapevoli però di essere ripresi dalle telecamere e poi, quasi sicuramente, controllati dal partner. Sì, perché durante il falò sulla spiaggia il conduttore (del quale ignoro le generalità ma non, purtroppo, l’inettitudine e la scarsità di vocabolario) passa un mini lettore dvd a ciascuno per far vedere coi propri occhi che cosa sta combinando il fidanzato o la fidanzata dall’altra parte. E’ come se ci dessero il benestare per controllare le chat di Whatsapp.

Le coppie che partecipano, comunque, sono abbastanza variegate: ci sono i tronisti datati e i tronisti più nuovi; ci sono quelli che stanno insieme da nove anni e quelli che si sono incontrati cinque mesi fa ma che già dichiarano di poter morire l’uno per l’altra. Alcune coppie si sono dimostrate solide, altre invece pare abbiano vacillato. E ci credo. Già la vita di tutti i giorni ti offre, se lo vuoi, dei viaggi verso la poligamia, pensa ad un villaggio vacanze con delle scosciate che ti ronzano attorno di continuo. Pensa a quei maschi tutto muscoli e ceretta ai pettorali che ti fanno sentire l’unica come nessuno aveva fatto mai – o come il tuo lui non aveva fatto mai, almeno da quella vacanza del 2007 che ancora ricordi sospirando.
Se appena appena sei insoddisfatto della tua relazione, nulla potrà distrarti dal buttarti a pesce su quella biondina là in fondo, tanto sorridente e gentile. Neanche Conte che lascia la Juve, credimi. Aggiungi poi il fatto che quel conduttore ti ha costretto a vedere la tua fidanzata mentre faceva un sorrisino ad uno che la guardava con più insistenza del solito.. addio, è subito Compare Turiddu. Tempo cinque minuti e sei già sulla spalla del tuo rivale, come Suarez su Chiellini.
Insomma, avete capito il genere? C’è del trash, c’è l’ombra della De Filippi e c’è anche un po’ di Grande Fratello versione spiaggia. Il classico programma da guardare spegnendo il cervello, da tenere acceso una tantum per sentirsi più intelligenti della media.

In ogni caso, stasera ci sarà la nuova puntata. Pensavo quasi quasi di farlo vedere al mio, di fidanzato. Per sentire lui cosa farebbe in una situazione del genere.
Secondo me mi dice che si metterà i paraocchi. Mi prometterà di non guardarle neanche, le altre, soprattutto quelle più oche che girano con shorts striminziti e bikini di una taglia in meno. Dirà che non gli verrà mai in mente di tradirmi, non gli passerà neanche per l’anticamera del cervello, perché insomma lui è un uomo tutto d’un pezzo, non pensarle nemmeno certe cose, ma io non lo so, che schifo, eh.

Io starei lì a credergli, ovviamente. E inizierei a cercare un altro architetto, bravo, per farmi sistemare la casa quando sarà ora.

La corsa all’altare (tranquilli, non sto parlando di me)

Li sento già, i “ma sei solo invidiosa” che si leveranno alla fine di questo articolo. Pazienza.

[gossip.fanpage.it]

Happily ever after [gossip.fanpage.it]

E’ il mondo che sta girando troppo veloce o sono io che sono rimasta giù dalla giostra? Non capisco. Ho quasi paura ad aprire Facebook e chiederlo, perché rimarrei abbagliata dall’ennesimo annuncio di matrimonio che viene postato – quasi urlato, in realtà – appena dopo uno status sulla Juve e appena prima della foto di un gattino che cerca casa.

Prima di continuare, è doverosa una premessa.
Ciò che dirò non è assolutamente mirato ad una o più coppie in particolare. Se tu che stai leggendo (sì, tu) ti senti chiamato in causa perché sai che sono venuta a conoscenza di alcuni dettagli, beh, non allarmarti, perché non ce l’ho con te. Oltre a voi ci sono minimo altre due dozzine di persone che negli ultimi mesi hanno reso note, nei modi più disparati (alcuni in sordina, altri in pompa magna) le loro intenzioni. E il bello è che fra di voi manco vi conoscete, sono io l’anello di congiunzione. Quindi vi prego, vi scongiuro, di non prendervela sul personale. Sapete benissimo come sono fatta, soprattutto se mi conoscete dal vivo. Parlo tanto per parlare, perché se una cosa non mi va giù state sicuri che non me la tirate fuori neanche con le pinze.

In realtà è un argomento trito e ritrito, lo so. Non è che la gente ha deciso di iniziare a sposarsi ieri l’altro; è una pratica in voga da millenni perciò state sereni che non c’è nulla di strano in voi. Piuttosto sono io. O forse è semplicemente una questione di età: ho venticinque anni e, anche se in realtà me ne sento sempre venti-ventuno (che poi sono quelli che la maggior parte della gente mi dà ad occhio) pare sia normale avere attorno persone che decidono di convolare a nozze entro poco.
Se ci penso un secondo, alla mia età mia madre era già sposata e mi teneva in braccio facendosi venire il mal di schiena per il mio peso da Piccolo Buddha.. Non dovrebbe stupirmi più di tanto. E invece.

[90210.wikia.com]

Beverly Hills 90210 [90210.wikia.com]

Qualche compagna di scuola, qualche amico di infanzia, qualche cugina, qualche conoscente, amici-di-amici.. In alcuni contesti è fisiologico che a qualcuno capiti prima del previsto, ma vi giuro che ultimamente sembra ci sia un’epidemia. E in più ci si mette anche la pubblicità su internet, con i banner e gli account sponsorizzati, a propormi il miglior servizio fotografico tutto incluso e la location perfetta. Poi scarico la posta e la newsletter del tal giornale mi aggiorna su quale sia la fede più in voga per la primavera/estate, o quale sfumatura di rosa sia più adatta per la prossima stagione. (Non è quella dei vestiti delle damigelle di Beverly Hills, tranquille). Sembra lo facciano apposta.

Non sono invidiosa. Lo scrivo una volta per tutte, sperando di non dovermi ripetere, ma nel caso lo farò. La mia situazione sentimentale è nota: sto bene con il mio fidanzato, ovviamente ci sono giornate in cui vorrei lanciarlo giù dal balcone ma sono sicura succeda anche fra le persone normali come voi; ci siamo detti delle cose più o meno importanti e, nonostante i nove anni insieme, decideremo e discuteremo il da farsi quando ne avremo l’occasione.
..Come? Nove anni, sì. Non sono pochi, sarebbero abbastanza per sposarsi e fare come minimo una squadra di basket, ma per ora ce ne stiamo belli tranquilli nel nostro angolino, a cercare di imbastire qualcosa e a sognare di fare tutto in grande.

[tumblr.com]

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Perciò, come vedete, non sono certo una sprovveduta, ma sono molto calma. E’ a voi che v’è presa tutta ‘sta fregola di concludere in fretta, pronti via, come se il vostro amore avesse la data di scadenza.
Da una parte fate bene: sono contenta che ci sia qualcuno con le idee chiare. E vi stimo anche per il coraggio – noi, come generazione, siamo abbastanza sfigati e forse, cercando di muoverci sempre e solo con il culo parato, andremo avanti ad aspettare in eterno. Sono un po’ meno contenta di vedere rivelati dettagli così intimi su un social network, sotto gli occhi di tutti – penso la stessa cosa delle gravidanze, dei vari ti amo stellina che si rincorrono sulle bacheche pubbliche e delle commemorazioni di parenti defunti. Quindi forse è un problema mio.

La mia visione del matrimonio è cambiata, soprattutto nell’ultimo periodo. Ciò non toglie però che io sia cresciuta a pane e principesse Disney, e quello ti lascia un segno indelebile: è qualcosa che mi sono sognata la notte per tanto tempo, soprattutto nel mio (unico?) periodo super romantico, a sedici, diciassette anni. E anche adesso, sotto tutta questa corazza fatta di disillusione e ciccia, ho le idee ben chiare sullo stile, sul vestito, sugli invitati, sulla location.. Ce l’abbiamo tutte, dai, una mezza idea. Non raccontatemi balle.

Sì, lo ammetto: se dovesse capitarmi domani sarei felice, non più di tanto sorpresa e anche per molti versi soddisfatta (non si sta insieme nove anni se non si ha un progetto comune, no?). Mi sembrerebbe solo strano vedere il mio fidanzato inginocchiarsi, cosa che credo non faccia dai tempi della prima comunione. Ma se non dovesse capitare né domani né fra una settimana né fra un anno, pazienza. E invece no, vi vedo tutti affannati.
Amici, andateci piano. Perché oltre che della corsa all’altare, ho paura dell’effetto rinculo, dell’emulazione e della punta di gelosia che so che in qualcuno si è già insinuata.

Da notare la bambina, indimenticabile [telegraph.co.uk]

Da notare la bambina, indimenticabile [telegraph.co.uk]

Non c’è bisogno di un anello al dito, ve lo assicuro. Non c’è bisogno di sentirsi in difetto se l’amica ha deciso di convolare a nozze il prossimo San Valentino o se la cugina salirà sull’altare dopodomani.
Il matrimonio è una cosa bellissima, siamo d’accordo, e probabilmente lo è anche organizzarlo, soprattutto se si ha il carattere giusto – i fiori i tavoli il catering le partecipazioni gli inviti e quello che dici non lo invitiamo per forza che deve venire è tuo cugino di secondo grado meno male che lo vediamo solo una volta ogni tre anni se no sai che palle. Ma sapete cos’è? Banalmente, è l’amore ad essere una cosa bellissima. Non c’è niente di più soddisfacente nell’avere idee che si completano a vicenda, nel costruire un castello pieno di esperienze e nel renderlo solido a partire dalle fondamenta. E per quello non serve altro, se non la voglia di dirselo in faccia, e ripeterselo, tutti i giorni.

Dobbiamo smetterla di credere che la felicità altrui sia una zavorra per la nostra. Non è una corsa all’altare. O meglio, la vogliamo buttare sulla competizione? Ok, diciamo pure che è una gara. Ma è una gara dove basta correre insieme, in due, dimenticandosi degli altri che vanno al doppio o ad un terzo della nostra velocità.
Stesso ritmo, stesso passo, e si è già al traguardo.